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La Commissione europea propone nuove norme per il riconoscimento della filiazione negli Stati membri

9 dicembre 2022

Presidenza AIAF ,

Lo scorso 7 dicembre la Commissione europea ha adottato una proposta di regolamento volta ad armonizzare le norme di diritto internazionale privato in materia di filiazione. La proposta è incentrata sull'interesse superiore del minore e sui diritti dei figli; mira a fornire chiarezza giuridica a tutte le famiglie che si trovano in una situazione transfrontaliera all'interno dell'UE, per essersi trasferite da uno Stato membro ad un altro, a scopo di viaggio o di soggiorno, ovvero per avere familiari o beni in cui uno Stato diverso da quello in cui sono radicate.

Uno degli aspetti chiave della proposta è che la filiazione, accertata in uno Stato membro dell'UE, dovrebbe essere riconosciuta in tutti gli altri Stati, senza nessuna procedura specifica.

Il diritto dell'Unione, come interpretato dalla Corte di giustizia, in materia di libera circolazione prevede già che ciò avvenga per alcuni specifici scopi: accesso al territorio, diritto di soggiorno, divieto di discriminazione rispetto ai cittadini nazionali. Tuttavia, ciò non vale in relazione ai diritti attribuiti alla filiazione dai singoli ordinamenti.

La proposta di Regolamento dello scorso 7 dicembre consentirebbe, dunque, ai figli di beneficiare, in situazioni transfrontaliere, dei diritti derivanti dallo status filiationis in base alla legge nazionale, in materie quali la successione, i diritti alimentari la rappresentanza legale dei minori da parte dei genitori.

In particolare, i figli di genitori dello stesso sesso, si legge nel testo della proposta di regolamento, "avranno stessi diritti in tutta la Ue": dato che nel diritto internazionale, come pure in quello dell'Unione e negli ordinamenti degli Stati membri, tutti i minori di età hanno gli stessi diritti senza discriminazioni, la proposta prevede il riconoscimento della genitorialità di un minore, indipendentemente dal modo in cui lo stesso è stato concepito o è nato e indipendentemente dal tipo di famiglia in cui è inserito. La proposta include, quindi, il riconoscimento della genitorialità di un bambino con genitori dello stesso sesso, come pure quello della genitorialità di un bambino adottivo.

Attualmente, come è noto, gli Stati membri hanno legislazioni diverse sulla competenza, la legge applicabile e il riconoscimento in materia di filiazione: ciò potrebbe creare ostacoli giuridici per le famiglie che si trovano in situazioni transfrontaliere. Per ottenere il riconoscimento della filiazione le famiglie devono talvolta avviare procedimenti amministrativi o anche giudiziari, magari lunghi e costosi e con risultati incerti. La proposta mira, pertanto, a tutelare i diritti fondamentali dei figli, a garantire la certezza del diritto e a ridurre i costi e gli oneri processuali che gravano sulle famiglie e sui sistemi amministrativi e giudiziari degli Stati membri.

La legge applicabile all'accertamento della filiazione dovrebbe essere, di norma, quella dello Stato di residenza abituale di colei che partorisce. Qualora tale legge comporti l'accertamento della filiazione nei confronti di un solo genitore, opzioni alternative garantirebbero che la filiazione possa essere accertata per entrambi i genitori.

Ancora, è previsto il riconoscimento delle decisioni giudiziarie e degli atti pubblici che accertano o forniscono prove della filiazione. La Commissione propone, all’uopo, la creazione di un certificato europeo di genitorialità, che potrà essere richiesto per "accertare la genitorialità in tutti gli Stati membri". Il modello unico, disponibile in tutte le lingue ufficiali dell'Ue, sarebbe facoltativo per le famiglie, ma le autorità pubbliche in tutta l'Unione sarebbero tenute a rilasciarlo e ad accettarlo. Non sostituirebbe i documenti nazionali equivalenti come il certificato di nascita, che potrebbero ancora essere utilizzati.

La proposta della Commissione dovrà essere adottata all'unanimità dal Consiglio, previa consultazione del Parlamento europeo. Cinque anni dopo l' auspicata entrata in vigore del regolamento, la Commissione ne valuterà l'applicazione da parte degli Stati membri e potrà proporre modifiche.