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Il Ministero dell’interno condannato ad emettere la carta di identità con la dicitura “Genitori”

17 novembre 2022

Presidenza AIAF ,

Il Tribunale Civile di Roma, con ordinanza depositata lo scorso 9 settembre, ha condannato il Ministero dell'Interno ad emettere la carta d'identità con la dicitura “genitori” nel campo che contiene i nominativi delle persone che esercitano la responsabilità genitoriale sui minori. Un provvedimento di diciannove pagine, che ha dato ragione ad una coppia di mamme, che nella carta d’identità della propria bimba si è rifiutata di vedere scritta la dicitura “Padre e madre”. Il Ministero dell’interno è stato condannato ad emettere la carta di identità con la dicitura “Genitori”, che rappresenta correttamente tutte le famiglie.

Il 31 gennaio 2019 l’allora Ministro dell’interno, Matteo Salvini, aveva emanato un decreto con cui aveva modificato la dicitura da imprimere sulle carte di identità elettroniche rilasciate a persone minorenni: non più “Genitori” nei campi contenenti i nominativi delle persone che esercitano la responsabilità genitoriale, ma “Padre e madre”, anche nei casi di famiglie composte da due mamme o da due papà.

La coppia di mamme, quindi, ha agito in giudizio, prima davanti al T.A.R. Lazio e, poi, davanti al Tribunale di Roma, per reclamare l’emissione di una carta d’identità conforme alla concreta realtà familiare.

Con l’ordinanza sopra citata, il Tribunale di Roma ha accolto le tesi della coppia, che aveva chiesto la disapplicazione del decreto Salvini.

Il Giudice, nel lungo provvedimento, ha precisato: “La carta d’identità è un documento con valore certificativo, destinato a provare l’identità personale del titolare, che deve rappresentare in modo esatto quanto risulta dagli atti dello stato civile di cui certifica il contenuto. Ora, un documento che, sulla base di un atto di nascita dal quale risulta che una minore è figlia di una determinata donna ed è stata adottata da un’altra donna, indichi una delle due donne come “padre”, contiene una rappresentazione alterata, e perciò falsa, della realtà ed integra gli estremi materiali del reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (artt. 479 e 480 cod. penale)”.

In conclusione, il Tribunale capitolino ha disapplicato il decreto perché illegittimo, garantendo la tutela dei diritti della minore.