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Assegnazione della casa familiare, spetta all'ex con i figli ma fa ridurre l'assegno

25 novembre 2021

News Regionale ,

La casa familiare o casa coniugale è quell’istituto richiamato al momento della separazione o del divorzio dei coniugi.

In tale contesto occorre, inevitabilmente, focalizzare l’attenzione sulla disciplina dettata dal codice civile.

L'articolo 337 sexies detta le linee guida in merito all’assegnazione della casa familiare e prevede anche prescrizioni in tema di residenza.

Secondo il dettato dell’articolo 337 sexies del codice civile, dunque, il godimento della casa familiare è attribuito tenendo conto in primis dell’interesse dei figli e, considerato il titolo di proprietà, il giudice deve tener conto dell’assegnazione nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori.

Il presupposto principale dell’assegnazione della casa familiare è il collocamento dei figli.

Se non ci sono eccezioni, resterà nella casa il coniuge con il quale i figli convivono, al fine di evitare di creare nei confronti della prole altri traumi, oltre a quello che può derivare dalla separazione dei genitori, che conseguono all’allontanamento dal luogo nel quale vivevano quando la famiglia era ancora unita.

Nelle famiglie divise, l'assegnazione della casa familiare è un provvedimento tendenzialmente distinto da quelli strettamente economici e viene disposto in considerazione delle esigenze dei figli. Tuttavia, si tratta di una decisione che presenta indubbi risvolti di carattere economico, che possono giustificare la riduzione, o almeno la rivalutazione, dell'assegno a carico del genitore a cui la casa non viene attribuita. 

Lo ha precisato la Cassazione, con ordinanza n. 33606 dello scorso 11 novembre, accogliendo parzialmente il ricorso presentato da un padre contro la sentenza della Corte d'Appello: quest'ultima aveva confermato l'affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori ma aveva stabilito che convivessero con la madre nella casa familiare a lei assegnata (superando così la decisione del Tribunale di "collocarli" a settimane alterne presso i genitori) e aveva mantenuto in capo al padre l'onere di contribuire al loro mantenimento. 

Il padre ha contestato, in prima battuta, la collocazione presso la madre e, quindi, l'assegnazione alla stessa della casa familiare. 

La Cassazione, sulla questione, rammenta che l'assegnazione della casa costituisce una tutela specifica dell'interesse dei figli della coppia a una serena crescita. La decisione, se è stata coerentemente motivata dal giudice di merito, non può essere rivista in sede di legittimità. 

Ciò perché ogni questione di affidamento viene rimessa alla prudente valutazione del giudice di merito e, se motivata, esprime un apprezzamento di fatto non suscettibile di censura in sede di giudizio della Cassazione. 

La Cassazione accoglie, invece, il secondo motivo di ricorso attraverso cui il padre contesta, a seguito dell'assegnazione della casa alla sua ex, la mancata revisione dell'assegno di mantenimento per i figli da lui versato. La Suprema Corte, a ben vedere, specifica che l'assegnazione della casa coniugale (o familiare nel caso di coppie di fatto) non possa costituire una misura assistenziale per il coniuge economicamente più debole. 

Di conseguenza, secondo i giudici, la Corte d'appello avrebbe dovuto, d'ufficio, procedere alla rivalutazione del contributo di mantenimento a carico del padre stabilito in primo grado, perché l'assegnazione della casa ha precisi risvolti economici. 

La pronuncia di merito ha quindi violato, come si legge nell'ordinanza, "l'articolo 337 sexies del codice civile, che prevede che dell'assegnazione della casa familiare il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori considerato l'eventuale titolo di proprietà".

Tale principio, chiarisce esaurientemente la Cassazione, "concretizza lo stretto legame tra l'assegnazione della casa familiare e i rapporti economici, per cui è ragionevole affermare che l'assegnazione della casa familiare, oltre un capo di sentenza a sé, costituisce anche parte del capo relativo alle disposizioni di carattere economico, o comunque che i due capi sono così strettamente connessi che la modifica dell'uno, se non implica necessariamente che sia modificato anche l'altro, ne richiede quantomeno una specifica e puntuale riconsiderazione anche d'ufficio".

La Suprema Corte, dunque, cassa pertanto la decisione di appello su tale punto, con rinvio al giudice territoriale in diversa composizione.