In tema di colloqui del detenuto sottoposto a custodia cautelare per il delitto di maltrattamenti in famiglia, il diritto al mantenimento delle relazioni familiari, pur essendo espressione di un diritto fondamentale della persona, può essere limitato per specifiche esigenze di tutela della vittima e di salvaguardia della genuinità della prova.
A stabilirlo è la Corte di Cassazione, all’interno della sentenza n. 35978/2026.
Il provvedimento della sesta sezione penale è stato depositato lo scorso 13 ottobre.
È legittimo, precisano i giudici di piazza Cavour, il provvedimento che autorizzi i colloqui con altri familiari o persone legate affettivamente all’indagato, escludendo i contatti con la persona offesa, qualora dal suo complessivo tenore risulti che il diniego è fondato sulla qualità di vittima del reato e sulla sua peculiare vulnerabilità, insita nelle caratteristiche criminologiche dei maltrattamenti in famiglia; in tal caso la motivazione, ancorché estremamente sintetica, deve ritenersi implicita e non assente, né il rischio di condizionamento può reputarsi neutralizzato dal ricorso a chiamate o videochiamate.
