Integra il delitto di maltrattamenti in famiglia (art. 572c.p.) la condotta del genitore che, in un contesto familiare conflittuale, sottoponga il figlio minore a una pluralità di comportamenti reiterati nel tempo, connotati da ingiurie gravi, umiliazioni, scatti d’ira, atti di violenza e trascuratezza.
È quanto emerso, in estrema sintesi, dalla sentenza n. 32437/2026 della Corte di Cassazione.
Il provvedimento della sesta sezione penale è risalente allo scorso 31 agosto.
Le condotte, precisano i giudici di piazza Cavour, devono essere tali da determinare nel minore un grave stato di prostrazione psicologica e manifestazioni di autolesionismo, potendo tale quadro essere desunto dalle dichiarazioni della persona offesa, corroborate da riscontri esterni (operatori scolastici, documenti, chat, segni fisici).
