La Suprema Corte, pronunciandosi in tema di affidamento dei figli, ha precisato che il giudice civile deve decidere tempestivamente e autonomamente, senza attendere l’esito definitivo del giudizio penale, non ricorrendo nessuna ipotesi di sospensione necessaria del processo, deve valutare singolarmente tutte le risultanze processuali e confutare tutte le argomentazioni prospettate dalle parti per accertare, in concreto, il migliore interesse del minore attraverso una verifica rigorosa, soprattutto quando il nucleo familiare presenti una significativa conflittualità, motivando in modo adeguato e proporzionato la propria decisione.
Per i giudici della Prima Sezione l’interesse del minore non è un valore astratto, né eterodeterminato, ma un interesse concreto, da individuare con riferimento alle specificità della fattispecie e da collocare all’interno di processo di ponderazione tra interessi concorrenti cui partecipa lo stesso minore, secondo la sua capacità di discernimento. Nel caso di specie il figlio minore è stato in finale affidato, in via esclusiva, al padre in Sardegna garantendo il diritto di visita della madre, ma organizzandolo in maniera tale da rendere difficoltosa la reiterazione dei comportamenti tenuti in passato dalla medesima, mentre il figlio ormai maggiorenne rimaneva con la madre, rispettando la sua volontà.
A cura dell'Avv. Lilia Ladi
