...

Maltrattamenti e convivenza rilevante ai fini del delitto, le recenti puntualizzazioni della Suprema Corte

19 maggio 2026

News Regionale - Piemonte e Valle d'Aosta ,

Nell'ambito delle relazioni interpersonali non qualificate, si può parlare di "convivenza", rilevante ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, solamente laddove risulti acclarata l'esistenza di una relazione affettiva qualificata dalla continuità e connotata da elementi oggettivi di stabilità.

Ad affermarlo è la Corte di Cassazione, nelle pagine della recente sentenza n. 16972/2026.

Il provvedimento della sesta sezione penale è stato depositato lo scorso 12 maggio.

La convivenza - che non deve essere confusa con la mera coabitazione, sebbene quest'ultima continui ad essere uno degli indicatori maggiormente qualificati da cui desumere in via logica la prima - deve essere espressione di una stabile relazione personale, caratterizzata da una reale condivisione e comunanza materiale e spirituale di vita, tale da generare, nei soggetti che ne sono protagonisti, momenti di reciproco affidamento. Proseguendo su questa scia, rileva il Collegio di legittimità, si è giunti a sottolineare come il fondamentale requisito della radicata e stabile relazione affettiva interpersonale, e della duratura comunanza di affetti implicante reciproche aspettative di mutua solidarietà ed affetti, consenta di escludere la sussistenza del delitto di maltrattamenti laddove sussistano mere forme di genitorialità condivisa.