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Violenza sessuale e dichiarazioni della persona offesa, ultimi rilievi della Suprema Corte

8 aprile 2026

News Regionale - Sicilia ,

In tema di violenza sessuale, le dichiarazioni della persona offesa, anche se minore, possono da sole fondare l’affermazione di responsabilità dell’imputato quando risultino intrinsecamente attendibili, coerenti e linearmente confermate nel tempo, e siano sorrette da una motivazione di merito priva di manifeste illogicità.

È inammissibile in sede di legittimità il ricorso che, a fronte di una doppia conforme, miri a sollecitare una nuova valutazione del compendio probatorio o a valorizzare minute discrasie del narrato, risolvendosi in doglianze di merito.

È quanto recentemente precisato dalla Cassazione, nei rilievi formulati all’interno della sentenza n. 12397/2026. Il provvedimento della terza sezione penale è risalente allo scorso 2 aprile.

Non integra violazione del diritto di difesa, spiegano i giudici di piazza Cavour, il mancato rinnovo dell’istruttoria in appello quando la prova richiesta non abbia carattere decisivo, ovvero quando la parte abbia rinunciato alla sua assunzione in primo grado.

La circostanza aggravante della minore età della vittima è validamente contestata anche solo in fatto, mediante l’indicazione dell’età della persona offesa nel capo di imputazione, senza necessità di espresso richiamo normativo.

Legittima è, infine, la liquidazione equitativa del danno non patrimoniale in favore della persona offesa, purché sorretta da criteri logici e proporzionata alla gravità delle condotte accertate.