In tema di maltrattamenti in famiglia, l'abitualità del reato può sussistere anche quando le condotte, delittuose o meno, siano realizzate in un arco temporale non necessariamente prolungato, purché la loro reiterazione sia idonea a determinare uno stato di sopraffazione e soggezione della persona offesa, anche in un contesto cronologico contenuto.
La sottolineatura porta la firma della Corte di Cassazione: con tali rilievi, espressi nella recente sentenza n. 11585/2026, il Collegio di piazza Cavour torna a formulare alcune precisazioni in materia di maltrattamenti in famiglia.
Il provvedimento in questione è stato depositato lo scorso 26 marzo.
La durata del periodo nel quale si sviluppano le condotte maltrattanti costituisce, argomenta la Suprema Corte, un elemento non decisivo ai fini della configurabilità del reato, fermo restando che, in presenza di una convivenza di breve durata, è necessario che i comportamenti vessatori si presentino con carattere continuativo e ravvicinato.
In tale prospettiva, quanto più ridotto è il periodo di convivenza, tanto più intensa deve risultare la reiterazione e la gravità delle condotte, al fine di integrare quel clima di abituale vessazione che connota la fattispecie.
