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Maltrattamenti in famiglia, la reiterata ripresa della convivenza da parte della persona offesa con l’autore delle violenze non incide sulla credibilità della sua testimonianza

19 marzo 2026

News Regionale - Sicilia ,

In tema di maltrattamenti contro familiari o conviventi, la reiterata ripresa della convivenza da parte della persona offesa con l’autore delle violenze non incide, di per sé, sulla credibilità della sua testimonianza né esclude la configurabilità del reato, trattandosi di evenienza tipica delle dinamiche di violenza domestica e del c.d. ciclo della violenza; ai fini dell’accertamento del delitto rileva esclusivamente la condotta dell’imputato, mentre il comportamento della vittima può assumere rilievo solo per valutare gli effetti traumatici della violenza subita.

Lo precisa la Cassazione, nei rilievi formulati all’interno della recente sentenza n. 9423/2026.

Il provvedimento della sesta sezione penale è risalente allo scorso 11 marzo.

La causa di non punibilità prevista dall’art. 649, comma 1, cod. pen., avendo natura eccezionale e costituendo causa di esclusione della punibilità in senso stretto, non è applicabile in via analogica al convivente di fatto, restando circoscritta ai rapporti espressamente indicati dal legislatore, ivi comprese le unioni civili, ma non le convivenze non formalizzate.