Integrano il reato di maltrattamenti in famiglia, e non quello di atti persecutori, le condotte vessatorie nei confronti del coniuge che, sorte in ambito domestico, proseguano dopo la sopravvenuta separazione di fatto o legale.
A sottolinearlo è la Corte di Cassazione, nelle pagine della recente sentenza n. 7357/2026.
Il provvedimento della sesta sezione penale è risalente allo scorso 24 febbraio.
Ciò, puntualizzano i giudici di piazza Cavour, in quanto il coniuge resta "persona della famiglia" fino allo scioglimento degli effetti civili del matrimonio, a prescindere dalla convivenza.
