Il delitto di calunnia presuppone la consapevolezza dell'innocenza dell'incolpato rispetto ai fatti denunciati e deve essere accertato tramite elementi fattuali concreti che dimostrino la cosciente volontà di formulare una falsa accusa.
Lo rileva la Corte di Cassazione, nelle pagine della sentenza n. 4339/2026.
Il provvedimento della sesta sezione penale è risalente allo scorso 3 febbraio.
La sola mancanza di riscontri o le differenze nelle dichiarazioni della persona offesa, chiariscono i giudici di piazza Cavour, non sono sufficienti a dimostrare la volontà calunniatrice e la sicura falsità delle accuse.
