Ai fini della sussistenza dell'aggravante del reato di maltrattamenti commessi in presenza di un minore, il giudice, a prescindere dal numero degli episodi di violenza intrafamiliare, deve accertare la qualità dell'episodio (o degli episodi) cui il minore assiste, verificandone la idoneità a determinare uno stato di sofferenza, fisica o psicologica, indotto dalle relative modalità di realizzazione.
È quanto emerso, in estrema sintesi, dalla sentenza n. 35850/2025 della Corte di Cassazione. Il provvedimento della sesta sezione penale è risalente allo scorso 3 novembre.
I giudici di piazza Cavour precisano che l'aggravante della violenza assistita c.d. semplice - cioè, del reato di maltrattamenti commesso in presenza del minore - prescinde dal numero degli episodi ma richiede, comunque, la idoneità della condotta maltrattante tenuta in presenza del minore a determinare uno stato di sofferenza, fisica o psicologica, nella vittima.
