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Atti persecutori, ciò che rileva è la identificabilità dei singoli atti

11 settembre 2025

News Regionale - Sicilia ,

Nel caso del delitto di atti persecutori ciò che rileva non è la datazione dei singoli atti, quanto la loro identificabilità quali segmenti di una condotta unitaria, causalmente orientata alla produzione dell'evento.

La precisazione porta la firma della Suprema Corte ed è estrinsecata nei rilievi formulati dal Collegio di piazza Cavour all’interno della sentenza n. 30336/2025.

Il provvedimento della quinta sezione penale è risalente allo scorso 5 settembre.

Se, dunque, il reato è unico e si consuma al compimento dell'ultimo degli atti della sequenza criminosa, al fine di individuare la pena per esso applicabile deve farsi riferimento all'ultima condotta realizzata dall'agente. In particolare, aggiunge la Suprema Corte, il delitto di atti persecutori, in quanto reato abituale, si consuma nel momento in cui ha luogo l'ultima condotta attuata dall'agente, sicché le modifiche "in peius" del regime sanzionatorio, introdotte dalla l. n. 69 del 2009, trovano applicazione anche se intervenute dopo l'inizio della consumazione, ma prima della cessazione della abitualità.