È necessario che l'Italia intervenga per cambiare le pratiche dei tribunali per i minori e dei servizi sociali per garantire ai padri il diritto a vedere e mantenere i rapporti con figli dopo un divorzio, ma anche ai genitori e ai nonni di poter fare lo stesso dopo un affidamento dei bambini all'assistenza sociale.
Lo ha affermato il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, in base ad una valutazione effettuata su una serie di casi in cui l'Italia è stata condannata negli anni dalla Corte di Strasburgo (Cedu) per aver violato il diritto alla vita familiare di numerosi padri divorziati, e di una coppia di genitori e una nonna dopo l'allontanamento del minore dalla famiglia di origine.
Secondo il comitato dei ministri "la riforma della giustizia minorile che è in corso, seppur interessante, e prova della determinazione delle autorità a far fronte alle questioni sollevate dalle sentenze della Cedu", non basterebbe a risolvere i problemi evidenziati nelle condanne.
I giudici della Cedu affermano che le violazioni verso i padri derivano dalla lentezza con cui i tribunali decidono le misure da adottare per assicurargli il diritto a mantenere un legame con i figli dopo la separazione o il divorzio, e dal fatto che queste decisioni sono "automatiche e stereotipate".
Altre condanne hanno inoltre messo in evidenza diverse deficienze nel sistema di affido, con misure temporanee che si protraggono all'infinito, o l'impossibilità per i parenti di mantenere i rapporti con i minori anche quando potrebbe essere nel migliore interesse dei piccoli. Dai documenti presentati dal governo italiano emerge che tra il primo gennaio del 2018 e il 30 giugno 2019 i tribunali recensiti, 213 su un totale di 224, hanno dichiarato l'affido all'assistenza sociale per 12mila 338 bambini, circa 23 al giorno. Nella decisione il comitato dei ministri chiede alle autorità di fornire entro il 10 maggio informazioni aggiornate sulle misure adottate per far cessare le violazioni nei confronti dei singoli ricorrenti. Mentre indica il 15 dicembre come limite massimo entro cui il governo deve fornire dettagli sulle misure prese per evitare che certe violazioni continuino a verificarsi in nuovi casi.
