In materia di accertamento della paternità, la Suprema Corte ha ribadito che non è necessario disporre la c.t.u. genetica direttamente sul DNA del presunto padre, ma è sufficiente eseguire il test di fratellanza.
È quanto emerge dall’ordinanza n. 29838/2024 della Cassazione. La prima sezione civile della Suprema Corte ha depositato il provvedimento lo scorso 20 novembre.
Nella vicenda esaminata dai giudici di piazza Cavour il Tribunale aveva accolto la richiesta di accertamento della paternità presentata da una donna che sosteneva di essere nata da una relazione extraconiugale tra la madre ed un uomo ormai deceduto. Erano, perciò, stati chiamati in giudizio i suoi due presunti fratelli biologici che, all'esito degli accertamenti medici effettuati, risultavano inequivocabilmente figli dello stesso genitore.
Contrariamente agli assunti difensivi dei convenuti, era, poi, stato stabilito che «l'ingresso nel processo dell'esame del DNA non era subordinato al positivo accertamento della prova storica dell'esistenza di un rapporto sessuale tra il presunto padre e la madre, nonché le relative risultanze ben potevano fornire in via esclusiva adeguati elementi di valutazione per affermare il rapporto biologico di paternità».
