L'arresto nella "quasi flagranza" del reato è legittimamente eseguito quando sia accertata la stretta contiguità tra la commissione del fatto e la successiva sorpresa del presunto autore di esso con le cose o le tracce del reato e, dunque, che vi sia il susseguirsi, senza soluzione di continuità, della condotta del reo e dell'intervento degli operanti in forza della individuazione proprio di quegli elementi fattuali apparentemente collegati alla commissione del reato.
Lo stabilisce la Cassazione penale, sezione sesta, in una recente sentenza. Il provvedimento n. 37460/2024 è stato depositato lo scorso 11 ottobre.
Nella vicenda in esame i genitori dell'indagato avevano denunciato ai carabinieri di essere vittime da tempo delle condotte violente del figlio tossicodipendente, per le reiterate e sistematiche richieste di denaro. Durante la loro assenza, allertati dai vicini in merito a forti rumori provenienti dalla loro abitazione, avevano appreso come l'abitazione fosse completamente a soqquadro. Tali elementi, si legge nel provvedimento, non erano comunque da intendersi come "tracce", dalle quali appariva che il figlio delle vittime avesse appena commesso il reato di maltrattamenti nella forma del danneggiamento.
