AIAF prende atto delle ultime vicende internazionali che hanno visto il Governo di Ankara, per bocca del
Presidente Erdogan, ufficializzare il ritiro della Turchia dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla
prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che ancora oggi, nel
mondo, rappresenta la prima causa di morte delle donne stesse.
Il ritiro è un grave passo indietro verso l’europeizzazione del Paese turco ed un preoccupante segnale di
avanzamento delle politiche conservatrici, che ritengono che la Convenzione di Istanbul sia un “danno per l’unità
familiare” ed un elemento che incide negativamente sulle relazioni affettive e sui ruoli all’interno della famiglia,
“favorendo divorzi ed omosessualità”. Ancora oggi, come sottolineato dal Financial Times, in Turchia si registra
uno spaventoso incremento dei femminicidi, se solo si vuole pensare che nel 2020 sono morte 300 donne per
femminicidio accertato e 171 sono, invece, i “casi sospetti”.
Nonostante la rassicurazione da parte del governo turco di voler effettuare una politica di “tolleranza zero” verso
ogni forma di violenza in genere, preoccupa la dichiarazione del vicepresidente Oktay che, in un post su twitter,
ha affermato che la reale emancipazione delle donne turche “ha sede nelle tradizioni e nei costumi della
Turchia”, di fatto facendo presumere il rifiuto di qualsiasi possibile emancipazione per la figura femminile nel
Paese del Bosforo.
L’emancipazione delle donne, la pari dignità dei generi, la possibilità di tutelare i bambini e le bambine da ogni
forma di violenza assistita sono principi irrinunciabili, figli di una cultura profonda di rispetto per ogni essere
umano e spingono ad affiancarci a tutte le associazioni che, ad oggi, hanno espresso rammarico e sconcerto
rispetto ad una presa di posizione difficile da comprendere.
Insieme con le Istituzioni europee, AIAF sostiene le avvocate e tutte le donne turche che in questo momento
sono in strada a chiedere tutela e diritti, convinta che, oggi più che mai, serva unità d’intenti e che non si possa
abdicare, né abbassare lo sguardo dinanzi alla limitazione di diritti fondamentali, in qualunque parte del mondo
questo avvenga.
