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COMUNICATO AIAF

25 marzo 2021

Generico ,

AIAF prende atto delle ultime vicende internazionali che hanno visto il Governo di Ankara, per bocca del

Presidente Erdogan, ufficializzare il ritiro della Turchia dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla

prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che ancora oggi, nel

mondo, rappresenta la prima causa di morte delle donne stesse.

Il ritiro è un grave passo indietro verso l’europeizzazione del Paese turco ed un preoccupante segnale di

avanzamento delle politiche conservatrici, che ritengono che la Convenzione di Istanbul sia un “danno per l’unità

familiare” ed un elemento che incide negativamente sulle relazioni affettive e sui ruoli all’interno della famiglia,

“favorendo divorzi ed omosessualità”. Ancora oggi, come sottolineato dal Financial Times, in Turchia si registra

uno spaventoso incremento dei femminicidi, se solo si vuole pensare che nel 2020 sono morte 300 donne per

femminicidio accertato e 171 sono, invece, i “casi sospetti”.

Nonostante la rassicurazione da parte del governo turco di voler effettuare una politica di “tolleranza zero” verso

ogni forma di violenza in genere, preoccupa la dichiarazione del vicepresidente Oktay che, in un post su twitter,

ha affermato che la reale emancipazione delle donne turche “ha sede nelle tradizioni e nei costumi della

Turchia”, di fatto facendo presumere il rifiuto di qualsiasi possibile emancipazione per la figura femminile nel

Paese del Bosforo.

L’emancipazione delle donne, la pari dignità dei generi, la possibilità di tutelare i bambini e le bambine da ogni

forma di violenza assistita sono principi irrinunciabili, figli di una cultura profonda di rispetto per ogni essere

umano e spingono ad affiancarci a tutte le associazioni che, ad oggi, hanno espresso rammarico e sconcerto

rispetto ad una presa di posizione difficile da comprendere.

Insieme con le Istituzioni europee, AIAF sostiene le avvocate e tutte le donne turche che in questo momento

sono in strada a chiedere tutela e diritti, convinta che, oggi più che mai, serva unità d’intenti e che non si possa

abdicare, né abbassare lo sguardo dinanzi alla limitazione di diritti fondamentali, in qualunque parte del mondo

questo avvenga.