Il Consiglio europeo ha adottato lo scorso 27 maggio una direttiva che inserisce, tra le forme di sfruttamento contemplate dalla legislazione comunitaria contro la tratta di esseri umani, lo sfruttamento della maternità surrogata, il matrimonio forzato, l’adozione illegale.
Le nuove norme, la cui adozione era fortemente avvertita come una reale esigenza, rafforzeranno le misure di prevenzione, oltre che il sostegno e l'assistenza alle vittime.
Come già nell'attuale direttiva, i nuovi tipi di sfruttamento saranno punibili con una pena massima di almeno cinque anni di reclusione o, in caso di reati aggravati, di almeno dieci anni. La direttiva prevede, altresì, una nuova circostanza aggravante che tiene conto degli effetti amplificatori della diffusione di materiale basato sullo sfruttamento, ossia di contenuti visivi di natura sessuale relativi alla vittima, attraverso le tecnologie dell’informazione o della comunicazione (TIC).
Le persone giuridiche saranno soggette a sanzioni più severe, come l'esclusione dall'accesso a finanziamenti pubblici e il ritiro dei permessi e delle autorizzazioni all'esercizio delle attività che hanno consentito la commissione dei reati predetti.
Il testo entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'UE. Gli Stati membri disporranno di un massimo di due anni per recepire la direttiva.
