L'intimazione della rottura di una relazione sentimentale ben può assumere valenza minacciosa allorché, lungi dal rappresentare la manifestazione di una propria libera scelta, costituisca espressione di ricatto.
Lo ha puntualizzato la Suprema Corte, nell’ambito della sentenza n. 12633/2024. Il provvedimento della seconda sezione penale risale allo scorso 27 marzo.
La Corte d’appello, nella fattispecie esaminata, aveva confermato la condanna inflitta ad un uomo per il reato di stalking e di estorsione. La Suprema Corte, statuendo sul ricorso proposto avverso detta sentenza, ha disatteso la tesi difensiva secondo cui, quanto al reato di estorsione, la condotta idonea ad integrare tale reato non poteva ravvisarsi nella prospettazione della rottura sentimentale, priva dei connotati del ricatto affettivo, sebbene la donna volesse allontanarsi dall'imputato.
