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Impresa familiare e convivente more uxorio, le Sezioni Unite rimettono la questione alla Consulta

24 gennaio 2024

News Regionale - Sicilia ,

Va sottoposta al vaglio della Consulta, dato che la questione appare rilevante e non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 230 bis c.c., nella parte nella quale non include nel novero dei familiari anche il convivente di fatto.

È quanto emerge dall’ordinanza n. 1900/2024, emessa dalle Sezioni Unite lo scorso 18 gennaio: la questione era stata rimessa al massimo consesso della Suprema Corte per valutare un’eventuale interpretazione evolutiva della norma.

La previsione dell’articolo 230 bis c.c., al primo comma, dispone che: “Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato…”

Al terzo comma, inoltre, si precisa che “Ai fini della disposizione di cui al primo comma si intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo”. Dunque non viene incluso nel novero dei familiari il convivente more uxorio.

Adesso la parola passa alla Corte Costituzionale per le precisazioni del caso.