È esente da vizi, se congruamente motivata, la decisione che in tema di separazione abbia ritenuto provata la condotta di infedeltà del coniuge e il rapporto di causalità della relazione adulterina con la dissoluzione del matrimonio, riconoscendo di conseguenza l’addebito della separazione al coniuge infedele.
Lo ha precisato la Suprema Corte, all’interno dell’ordinanza n. 28856/2023. Il provvedimento della prima sezione civile è stato depositato lo scorso 18 ottobre.
Alla Corte di Cassazione, si legge nell’ordinanza, non spetta il compito di riesaminare il materiale probatorio, ma solo quello di verificare la correttezza giuridica e la coerenza logica dell'apprezzamento compiuto dal giudice di merito.
A quest’ultimi, invero, sono demandati in via esclusiva l'individuazione delle fonti del proprio convincimento, il controllo della loro attendibilità e concludenza e la scelta, tra le complessive risultanze del processo, di quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi.
