Integrano il reato di maltrattamenti in famiglia, e non quello di atti persecutori, le condotte vessatorie nei confronti del coniuge, le quali, sorte in ambito domestico, proseguano dopo la sopravvenuta separazione di fatto o legale.
Ciò in quanto il coniuge resta "persona della famiglia" fino allo scioglimento degli effetti civili del matrimonio, a prescindere dalla convivenza.
Lo ha affermato la Corte di Cassazione, all’interno di una recente sentenza.
Il provvedimento, n. 41386/2023, è stato emesso dalla quarta sezione penale e depositato lo scorso 12 ottobre.
La separazione, puntualizzano i giudici di piazza Cavour, è condizione che non elide lo "status" acquisito con il matrimonio, dispensando dagli obblighi di convivenza e fedeltà, ma lasciando integri quelli di reciproco rispetto, assistenza, morale e materiale, e collaborazione, che discendono dall'art. 143, comma 2, del codice civile.
