Condannato per tentata estorsione e possesso di droga, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, privato del reddito di cittadinanza e con moglie e figli minorenni a carico: è possibile concedere l'autorizzazione ad allontanarsi dal luogo di restrizione per consentirgli lo svolgimento di un'attività lavorativa.
La Cassazione smentisce la valutazione compiuta dai giudici del Tribunale, che avevano richiesto la prova provata di una assoluta indigenza dell'uomo. Irrilevante il riferimento alla possibilità per la donna di trovare un impiego e reperire una babysitter per i figli minorenni.
Tali rilievi sono contenuti all’interno della sentenza n. 39356/2023. Il provvedimento, emesso dalla sesta sezione penale, è stato depositato lo scorso 27 settembre.
Per i giudici di merito era risultata decisiva un'osservazione: il soggetto condannato non aveva fornito prove certe della «inesistenza di disponibilità finanziarie da parte del suo nucleo familiare». Al contrario, secondo i giudici non si può ignorare il fatto che «la moglie possa trovare un lavoro e possa reperire una babysitter per i figli minorenni». Per l’avvocato dell’uomo, però, il ragionamento formulato dai giudici del Tribunale appare illogico, poiché, in sostanza, ha ignorato «la revoca del reddito di cittadinanza» subita dall'uomo e ha dato per certo che «la moglie avrebbe potuto attivarsi nel reperimento di attività lavorativa, approfittando della presenza in casa del marito o fruendo di una babysitter».
