Ieri è toccato a Marisa, uccisa dal padre della sua bambina di soli quattro anni.
Ogni tre giorni, dall’inizio dell’anno, abbiamo assistito ad un femminicidio. Ogni volta abbiamo sofferto per una donna uccisa per mano dell’uomo dal quale aveva deciso di separarsi, trovando il coraggio di dire basta a violenze, soprusi e umiliazioni.
Ogni volta siamo sempre più indignati e chiediamo interventi da parte della Politica, pur essendo consapevoli che le norme ci sono, così come ci sono professionisti preparati , che prevengono e contrastano la violenza, negli ospedali, nelle stazioni dei Carabinieri, nei Commissariati, nelle Procure della Repubblica, nelle aule di Tribunale, negli studi legali, negli uffici dei Servizi Sociali, nei Centri Antiviolenza. E allora, ci chiediamo: perché tutto questo non basta? Perché le donne continuano ad essere vittime di violenza? Perché continuano ad essere insultate, umiliate, denigrate, anche alla presenza dei figli? Perché ancora si continuano a urlare frasi che squarciano gli animi “sei un’incapace, non sai cucinare, non sai educare i figli, non sai tenere pulita la casa, non capisci niente”?. Perchè ancora porte sbattute, pugni sul tavolo, calci alle porte, lancio di oggetti, spintoni, strette alle braccia ,calci nelle gambe, pugni.
Si continua a dire: “Ma un solo schiaffo è violenza domestica?”
Ma prima dello schiaffo c’è altro, lo schiaffo arriva perché è l’espressione palese di un modo di guardare il mondo, lo stesso modo che continua a dire alle donne come devono essere, come devono comportarsi e, soprattutto, chi devono essere.
Siamo sicuri che le leggi, anche le più severe, che prevedano misure cautelari più stringenti, siano sufficienti? No, non bastano. È un problema di cultura, di educazione, di percezione della violenza. Occorre partire dalla scuola primaria, insegnare ai bambini e alle bambine il rispetto dell’altro, delle sue opinioni, del suo modo di essere, insegnare che l’alterità è preziosa, comunque si esprima. È compito di tutti aiutare le giovani generazioni a comprendere come la diversità di genere, di opinioni, di lingua, di etnia non può essere motivo né di aggressione, né di esclusione e che le relazioni possono nascere e morire, senza che a morire siano le persone che le hanno vissute, che i no vanno rispettati, sempre.
Se i bambini e le bambine, a scuola, sin da piccolissimi, imparassero anche questo, avremmo tra le mani i semi della prevenzione più vera e concreta di ogni forma di violenza.
AIAF continuerà nel suo compito di formazione delle avvocate e degli avvocati, nel confronto con tutti gli operatori di giustizia, nella costruzioni di reti per la prevenzione e il contrasto a ogni forma di violenza, in primis a quella nei confronti delle donne ed intensificherà il proprio impegno sul territorio per la diffusione, anche nelle scuole, di una rinnovata cultura delle relazioni affettive.
