Le prescrizioni previste nella Carta di Noto hanno carattere non tassativo, in quanto si limitano a fornire suggerimenti volti a garantire l'attendibilità delle dichiarazioni del minore e la protezione psicologica dello stesso.
Lo rammenta nuovamente la Corte di Cassazione, all’interno di un recente provvedimento.
La sentenza n. 35846/2023, emessa dalla terza sezione penale, è stata depositata lo scorso 28 agosto.
Il giudice, scrivono i giudici di piazza Cavour, non è pertanto vincolato, nell'assunzione e valutazione della prova, al rispetto delle metodiche suggerite dalla citata Carta, salvo che non siano già trasfuse in disposizioni del codice di rito con relativa disciplina degli effetti in caso di inosservanza, di modo che la loro violazione non comporta l'inutilizzabilità della prova così assunta.
Tuttavia, il giudice è tenuto a motivare perché, secondo il suo libero ma non arbitrario convincimento, ritenga comunque attendibile la prova dichiarativa assunta in violazione di tali metodiche, dovendo adempiere ad un onere motivazionale sul punto tanto più stringente quanto più grave e patente sia stato, anche alla luce delle eccezioni difensive, lo scostamento dalle citate linee guida.
