Interessante pronuncia della Corte di Cassazione in materia di diritto penale della famiglia.
Con la sentenza n. 26478/2023, sezione sesta penale, la Suprema Corte analizza nuovamente la tematica dei maltrattamenti in famiglia, con specifico riferimento ad alcune condotte potenzialmente influenzata dall’utilizzo di sostanze stupefacenti.
Il prolungato abuso di sostanze stupefacenti non rende automaticamente non consapevoli le azioni vessatorie compiute ai danni dei propri familiari.
Le ripetute condotte vessatorie ai danni dei familiari risultano catalogabili come maltrattamenti in famiglia. Respinta la tesi difensiva mirata a sostenere l’incapacità dell’uomo di comprendere la portata del proprio comportamento a fronte di una condizione di cronica intossicazione da sostanze stupefacenti.
Sul presunto vizio di mente dell’uomo, connesso all’abuso di sostanze stupefacenti, è stato incentrato il ricorso proposto in Cassazione.
I giudici di piazza Cavour hanno ritenuto impossibile mettere in dubbio la consapevolezza dell’uomo in merito alle condotte tenute tra le mura domestiche in danno dei familiari.
Ciò perché non si ravvisa alcun elemento per ritenere sussistente uno stato di tossicodipendenza inquadrabile nella cronica intossicazione.
Pertanto, condanna definitiva per l’uomo finito sotto processo per i comportamenti vessatori tenuti nei confronti dei propri familiari.
