Affinché possa trovare applicazione la scriminante prevista dall'art. 598 c.p. (relativa alle offese eventualmente contenute in scritti presentati o discorsi pronunciati dalle parti o dai loro difensori in procedimenti innanzi alla autorità giudiziaria od amministrativa), è necessario che le espressioni ingiuriose concernano, in modo diretto ed immediato, l'oggetto della controversia ed abbiano rilevanza funzionale per le argomentazioni poste a sostegno della tesi prospettata o per l'accoglimento della domanda proposta.
La sottolineatura porta la firma della Suprema Corte ed è formulata all’interno della sentenza n. 25025/2023. Il provvedimento, della quinta sezione penale, è stato depositato lo scorso 9 giugno.
Nel caso esaminato dai giudici di piazza Cavour, le espressioni utilizzate dall'imputato nel proprio scritto difensivo avevano a che fare in modo diretto ed immediato con la controversia in tema di separazione intercorrente tra lo stesso e la moglie. Esse, a ben vedere, risultavano proposte in maniera funzionale a sostegno della domanda con la quale era stata chiesta pronuncia di addebito della separazione alla donna e l'affidamento in via esclusiva del figlio minore al padre, in ragione della ritenuta incapacità della madre di prendersene cura in modo adeguato.
