È stata pubblicata sulla GUUE la direttiva n. 2023/970, volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione. Molteplici gli aspetti previsti dalla normativa, che sarà oggetto di recepimento da parte degli Stati membri: il provvedimento entrerà in vigore il prossimo 6 giugno 2023.
Gli Stati membri dell’UE avranno tempo fino al 7 giugno 2026 per recepire le disposizioni della Direttiva, che avrà certamente un forte impatto sulle politiche retributive all’interno delle aziende.
La direttiva si applica ai datori di lavoro del settore pubblico e private per i dipendenti in forza e candidati a un impiego.
La discriminazione comprende le molestie e le molestie sessuali nonché qualsiasi trattamento meno favorevole subito da una persona per il fatto di avere rifiutato tali comportamenti o di esservisi sottomessa, qualora tali molestie o trattamenti riguardino l'esercizio dei diritti di cui alla presente direttiva o derivino da tale esercizio. Anche qualsiasi istruzione di discriminare persone in ragione del loro sesso rientra in tale concetto, o qualsiasi trattamento meno favorevole per ragioni collegate alla gravidanza o al congedo per maternità ai sensi della direttiva 92/85/CEE del Consiglio.
I datori di lavoro, secondo quanto riportato nella direttiva, dovranno:
– fornire ai dipendenti e ai loro rappresentanti informazioni chiare e complete sia sui livelli retributivi individuali che medi, suddivisi per genere e per categorie (che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valori) sia sui criteri utilizzati per determinarli;
– misurare e pubblicare il divario retributivo tra lavoratori e lavoratrici (calcolato su elementi oggettivi). Se il divario è superiore al 5% le aziende dovranno condurre una valutazione congiunta in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori per riequilibrare le differenze. Tale valutazione sarà effettuata per identificare, correggere e prevenire le differenze retributive ingiustificate tra le lavoratrici e i lavoratori;
– basare i livelli retributivi su criteri di valutazione e classificazione del lavoro neutri dal punto di vista del genere.
L’innovazione particolarmente favorevole è rappresentata dall’inversione dell’onore della prova, che appariva come uno dei maggiori ostacoli per una efficace tutela dei lavoratori: la direttiva prevede l’onere a carico del datore di lavoro nei casi in cui un lavoratore riterrà che il principio della parità retributiva non sia stato applicato.
Quanto previsto si applicherà a tutti i dipendenti, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda.
Le aziende con meno di 250 dipendenti e fino ai 150 e i datori di lavoro con meno di 150 lavoratori e fino a 100 dovranno riferire ogni tre anni sull’anno solare precedente (a partire da quattro anni per i primi, otto anni per i secondi dopo l’entrata in vigore della direttiva sulla trasparenza retributiva).
I datori di lavoro con meno di 100 lavoratori, invece, potranno effettuare la rendicontazione su base volontaria.
Per la prima volta, la discriminazione intersettoriale e i diritti delle persone non binarie sono stati inclusi nell’ambito di applicazione delle nuove norme.
