La Corte di Cassazione, all’interno della recente sentenza n. 20635/2023, torna ad analizzare la tematica dei maltrattamenti in famiglia.
Il provvedimento, emanato dalla sesta sezione penale, è stato depositato lo scorso 15 maggio.
Integra l'elemento oggettivo del delitto di maltrattamenti in famiglia (art. 572 cod. pen.), si legge in sentenza, il compimento di più atti, delittuosi o meno, di natura vessatoria che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi, senza che sia necessario che essi vengano posti in essere per un tempo prolungato.
È, invece, sufficiente la loro ripetizione, anche se in un limitato contesto temporale.
Non rileva, precisa il Collegio di piazza Cavour, data la natura abituale del reato, che durante lo stesso contesto siano riscontrabili nella condotta dell'agente periodi di normalità e di accordo con il soggetto passivo.
Nel caso in questione i maltrattamenti erano ripetuti nel tempo, seppur dopo intervalli di presunta normalità all’interno dell’habitat domestico.
