La condotta di chi, sistematicamente infligga, con atteggiamenti violenti ed umilianti, vessazioni in danno di altro individuo componente della famiglia del soggetto agente ovvero nei confronti di persona con lui convivente o comunque sottoposta alla di lui autorità o affidata alla sua cura, cosi da rendergli mortificante ed in generale insostenibile il regime di vita, configura il reato di maltrattamenti in famiglia anche nel caso in cui le condotte poste in essere non siano unilaterali, ma siano reciproche.
Lo ha affermato la Corte di Cassazione, all’interno della sentenza n. 20630/2023. Il provvedimento, emanato dalla sesta sezione penale, è stato depositato lo scorso 15 maggio.
La fattispecie di cui all'art. 572 del codice penale, argomentano i giudici di piazza Cavour, non prevede il ricorso a forme di sostanziale autotutela, mediante un regime di "compensazione" fra condotte penalmente rilevanti e reciprocamente poste in essere.
Pertanto, si legge in conclusione di provvedimento, la fattispecie delittuosa si configura anche in caso di condotte reciproche.
