Solo un rigoroso accertamento del fatto che lo squilibrio, presente al momento del divorzio fra la situazione reddituale e patrimoniale delle parti, sia l'effetto del sacrificio da parte del coniuge più debole a favore delle esigenze familiari può giustificare il riconoscimento di un assegno perequativo, tendente a colmare tale squilibrio.
Lo precisa la Corte di Cassazione, all’interno dell’ordinanza n. 10614/2023.
Il provvedimento, a firma della prima sezione civile, è stato depositato lo scorso 20 aprile.
In assenza della prova di questo nesso causale, argomentano i giudici di piazza Cavour, l'assegno può essere solo eventualmente giustificato da un’esigenza assistenziale, la quale tuttavia consente il riconoscimento dell'assegno solo se il coniuge più debole non ha i mezzi sufficienti per un'esistenza dignitosa e versi in situazione di oggettiva impossibilità di procurarseli.
