Il reato di maltrattamenti può constare di vessazioni morali, oltre che di comportamenti lesivi della integrità fisica della vittima.
Lo sottolinea la Corte di Cassazione, all’interno della recente sentenza, la n. 16678/2023.
La fattispecie analizzata dalla Suprema Corte consente al Collegio di tornare nuovamente su alcuni aspetti interessanti del reato di maltrattamenti.
Come è noto, L’articolo 572 del codice penale punisce chi maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o affidata a lui per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte.
Il provvedimento, emanato dalla sesta sezione penale, è stato depositato lo scorso 19 aprile.
A nulla rileva, argomentano i giudici di piazza Cavour, la circostanza che il medico curante della vittima non abbia ravvisato sul corpo della stessa i segni di lesioni, una volta che sia stata nella vittima accertata la produzione di uno stato di prostrazione psicologica e di assoggettamento nei confronti dell'autrice della condotta.
