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La cremazione, se non viene autorizzata dai parenti, è atto lesivo del diritto di culto

20 gennaio 2023

News Regionale - Piemonte e Valle d'Aosta ,

L’interesse al culto dei defunti non è leso soltanto dalla distruzione o dispersione del cadavere, ma altresì dalla imposizione di forme di culto che non sono previamente accettate dai parenti del defunto.

La puntualizzazione arriva direttamente dalla Corte di Cassazione, all’interno dell’ordinanza n. 370/2023, dello scorso 10 gennaio.

Questa conclusione, si legge nel provvedimento, è imposta proprio dalla necessità del consenso dei parenti.

Occorre, a ben vedere, che la trasformazione in cenere venga concretamente autorizzata: è la legge stessa, infatti, che considera lesione del diritto una trasformazione che ne prescinda.

Confermata, dunque, la condanna di un’impresa che aveva in appalto la gestione dei cimiteri di un comune torinese a risarcire i familiari per aver cremato senza il loro consenso la salma del loro caro estinto.

È previsto, ricorda la Cassazione, che l’ufficiale dello stato civile debba richiedere il consenso dei parenti, previo loro individuale avviso, e, nel caso di irreperibilità, previa affissione all’albo. Con la conseguenza che, proseguono i giudici di piazza Cavour, “la norma contempla almeno due forme alternative di comunicazione agli interessati, che esauriscono le ipotesi che si possono verificare in concreto. Inoltre, la legge individua altresì in modo specifico la categoria dei parenti il cui assenso deve essere richiesto.

Il consenso dei parenti, quindi, è strumentale alla realizzazione o alla tutela dell’interesse cosiddetto secondario al sepolcro.

I diritti secondari di sepolcro presentano sentimenti che esaltano l’aspetto spirituale dell’uomo e costituiscono la parte più alta e fondamentale del patrimonio affettivo della comunità, e rappresentano dal punto di vista giuridico la classe dei sentimenti-valori, qualificati positivamente dal diritto e protetti sia in funzione della loro attuazione sia contro eventuali violazioni.

È di tutta evidenza, si legge nel provvedimento, che l’interesse al culto dei defunti non è leso soltanto dalla distruzione o dispersione del cadavere, ma altresì dalla imposizione di forme di culto che non sono previamente accettate dai parenti del defunto. È la stessa legge, cioè, a dare rilevanza al mero trasferimento (oltre che alla trasformazione) della salma, “ossia è la legge stessa a riconoscere un diritto ad opporsi alla cremazione, e da ciò si deduce che la cremazione, se non autorizzata, è atto lesivo del diritto di culto”. Il ricorso è stato pertanto rigettato con conferma della condanna dell’azienda a risarcire i familiari del defunto.