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Impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento, se il figlio è maggiorenne la madre non è litisconsorte necessario

12 dicembre 2022

News Regionale - Piemonte e Valle d'Aosta ,

Nell'azione, intrapresa da un terzo interessato, di impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento di un figlio nato da genitori non uniti in matrimonio e già maggiorenne al momento della instaurazione del corrispondente giudizio ex art. 263 cod. civ., il giudice adito è tenuto ad effettuare un bilanciamento tra il concreto interesse del soggetto riconosciuto ed il favore per la verità del rapporto di filiazione.

Lo sottolinea la Corte di Cassazione, all’interno della recente ordinanza n. 35998/2022, dello scorso 7 dicembre.

Ciò non può costituire il risultato di una valutazione astratta e predeterminata, né può implicare, ex se, il sacrificio dell'uno in nome dell'altro.

Occorre tenere conto, si legge nel provvedimento, di tutte le variabili del caso concreto, tra cui il diritto all'identità personale, correlato non solo alla verità biologica, ma anche ai legami affettivi e personali interni alla famiglia.

Ancora, secondo i giudici di Piazza Cavour non va trascurato il consolidamento della condizione identitaria acquisita per effetto del falso riconoscimento e l'idoneità dell'autore del riconoscimento allo svolgimento del ruolo di genitore.