Dieci giornate di astensione dal lavoro retribuite al 100% e un giorno di congedo facoltativo entro i cinque mesi di età del figlio. La manovra per il 2022 stabilizza il permesso a favore dei padri lavoratori dipendenti, che fruiranno di quanto sopra descritto.
Dieci giorni a casa, a regime, per i neo papà. I lavoratori dipendenti che avranno un figlio o lo adotteranno, dal 2022 in poi avranno diritto a dieci giorni di congedo obbligatorio e a un giorno di astensione facoltativa (quest’ultimo in sostituzione di un giorno di astensione obbligatoria della madre), retribuiti al 100 per cento.
Il congedo dovrà essere fruito entro i primi cinque mesi di vita del figlio, o entro cinque mesi dall’ingresso in famiglia del bambino adottato. Questo quanto emerge, in sintesi, da una disposizione contenuta nel disegno di legge di Bilancio 2022, che sta completando il suo iter di approvazione in Parlamento. Si stabilizza, quindi, la misura del congedo obbligatorio per i lavoratori padri, che era stato già portato a 10 giorni, per quest’anno, dalla legge di Bilancio 2021 (la 178/2020).
Invero, interessante ricordare come i congedi obbligatori per i papà siano nati con la legge «Fornero», la 92/2012, che li introdusse in via sperimentale dal 2013 al 2015 “al fine di sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia”.
Da quel momento in poi, anno dopo anno, la disposizione è stata sempre prorogata, aumentando i giorni di astensione dal lavoro dei neo papà, progressivamente, fino ad arrivare a dieci giorni obbligatori, più uno facoltativo. Nel 2020 le statistiche hanno stimato che ad usufruire dei congedi per i padri sono stati oltre 135mila lavoratori, in crescita costante negli ultimi anni.
L’obiettivo di una maggiore condivisione tra genitori nella cura dei figli è presente anche nel cosiddetto Family act, il disegno di legge delega per il sostegno e la valorizzazione della famiglia, che è stato approvato dalla Camera il 18 novembre scorso ed è passato ora all’esame del Senato.
L’articolo 3 contiene una delega al Governo per estendere e riordinare i congedi parentali, di paternità e di maternità. Tra i criteri di delega, c’è quello di «prevedere un periodo di congedo obbligatorio per il padre lavoratore nei primi mesi dalla nascita del figlio, di durata significativamente superiore rispetto a quella prevista a legislazione vigente».
Oggi, infatti, l’astensione obbligatoria di 5 mesi è prevista solo per le lavoratrici madri e può essere utilizzata dai padri solo in casi eccezionali (come la scomparsa della madre).
Nel riassetto dei congedi contemplato dal Family act, c’è anche la previsione di stabilire un periodo minimo di almeno due mesi di congedo parentale non cedibile all’altro genitore, per ciascun figlio, prevedendo anche forme di premialità nel caso in cui questi congedi siano distribuiti equamente fra entrambi i genitori.
Quello del Family act, comunque, sarà un percorso che non vedrà un’attuazione immediata: dall’approvazione della legge (che deve ancora concretamente verificarsi) il Governo avrà poi due anni di tempo per emanare i decreti attuativi.
I padri rappresentano meno del 30% dei fruitori dei congedi parentali facoltativi. Si tratta del periodo opzionale di astensione dal lavoro fino a sei mesi che spetta sia alla madre (dopo la fine del congedo di maternità) sia al padre (dalla nascita o dall’adozione del figlio), con la retribuzione al 30% fino a sei anni del bambino, o senza retribuzione fino ai 12 anni.
Nel 2020 i fruitori del congedo parentale - sia maschi sia femmine - sono diminuiti: sono stati in tutto 148mila, di cui 110mila donne (il 74%). La situazione dell’anno scorso è stata però particolare e condizionata da diversi fattori: su tutti i fattori, il calo delle nascite (appena 404mila). Basti pensare che il numero di lavoratrici del privato che ha fruito della maternità obbligatoria è stato di 179.805, in calo del 6,7% rispetto al 2019 (dati Inps).
Inoltre, nel 2020, per far fronte alla chiusura delle scuole legata alla pandemia, sono stati introdotti i congedi Covid, retribuiti al 50% (quindi più appetibili), dei quali hanno fruito 291.000 lavoratori dipendenti. Infine, l’opzione dello smart working su larga scala ha forse ridotto, in alcuni casi, la necessità di richiedere il congedo parentale per poter restare a casa con i figli.
In ogni caso, tra i 148mila fruitori del congedo parentale, come detto, continuano a prevalere le donne, anche in termini di giornate di assenza dal lavoro: le giornate autorizzate sono state in media 23 per i lavoratori e 50 per le lavoratrici.
