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25 Marzo 2011 | Attualità legislative

L’AIAF sulla proposta di modifica della legge 54/2006 in materia di affidamento condiviso dei figli

L’AIAF ha avviato, in ogni sua sede regionale, incontri di studio e di confronto con tutti gli operatori coinvolti nel percorso separativo (avvocati-magistrati-psicologi-mediatori familiari-servizi psico-sociali sul territorio-consultori), al fine di individuare i migliori strumenti e le sinergie che possano contribuire, sia a livello culturale che concreto in relazione a singoli casi, a rendere i genitori più responsabili e consapevoli del loro ruolo nei confronti dei figli.

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Dalle solite passerelle televisive di alcuni personaggi si apprende che sarà a breve ripreso dalla Commissione Giustizia della Camera l’esame del DDL 957 “Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso”, che si “fonda su uno studio dell’associazione nazionale Crescere Insieme” (come si legge nella relazione accompagnatoria), associazione presieduta da Prof. Marino Maglietta, docente del Corso di Laurea in Ingegneria Civile, presso l’Università di Firenze.

I firmatari del DDL 957 sono i Senatori del PdL Valentino, Ciarrapico, Tofani, Bevilacqua, Santini, Ramponi, Izzo, Amoruso, Di Giacomo, Saccomanno, Giancarlo Serafini, Asciutti, De Gregorio, Speziali, De Lillo e Amato; le Senatrici del Gruppo UDC-SVP-Aut-UV-MAIE-IS-MRE, Thaler Ausserhofer e Giai; la Senatrice Boldi del Gruppo Lega Nord Padania; il Senatore Stradiotto del PD.

Costoro sembrano condividere la tesi dell’Associazione “Crescere Insieme”, secondo la quale la legge 54/2006 sull’affidamento condiviso dei figli a seguito della separazione dei genitori non verrebbe applicata dai giudici italiani e vi sarebbe un orientamento dei tribunali favorevoli alle madri e ai loro scopi fraudolenti ai danni dei padri, vessati economicamente.

Il tema è senza dubbio delicato e controverso, e tocca nel profondo le relazioni e le emozioni delle persone, che si immedesimano in pezzi di storia raccontate in tv o su alcuni siti internet e si lasciano trasportare sull’onda dell’emozione a parteggiare per l’una o l’altra parte.

Ma quale è la realtà? Cosa dicono i dati ISTAT e del Ministero della Giustizia sull’applicazione dell’affidamento condiviso, dal marzo 2006 ad oggi?

L’AIAF ha esaminato con attenzione i dati che sono stati rilevati dall’ISTAT e dal Ministero della Giustizia, mediante la compilazione di questionari che vengono redatti durante i procedimenti di separazione e divorzio, consensuali o contenziosi, a cura delle cancellerie di tutti i 165 Tribunali civili italiani.

Sono dati incontestabili in quanto non riguardano una “ricerca a campione”, ma sono direttamente tratti da ogni fascicolo di separazione e divorzio, consensuali e contenziosi, e da quanto risultante nel verbale di separazione consensuale, nella sentenza di separazione o divorzio giudiziale, nella sentenza di divorzio congiunto,

L’AIAF ha pertanto elaborato un testo, qui di seguito allegato, dove sono state inserite (caratteri in colore rosso) le modifiche e integrazioni proposte dal DDL 957, così da rendere chiaro e meglio comprensibile a tutti che cosa accadrà se viene approvata questa proposta.

Ogni articolo modificato è stato oggetto di attenta valutazione, e sono stati messi in luce (testo in colore blu) i dati ufficiali relativi alle separazioni e ai divorzi che riportano la reale situazione nazionale, e le critiche al DDL 957, che a nostro parere deve essere totalmente respinto.

Non vi è alcuna necessità di modificare le legge 54/2006.

Per una migliore applicazione del principio di bigenitorialità, così come per un’equa ripartizione dei compiti domestici e di cura dei figli, serve invece un più efficace intervento culturale sulle responsabilità familiari e genitoriali, servono interventi di tipo psicologico e relazionale a sostegno della genitorialità, soprattutto nei casi di conflittualità tra i genitori.

Certo non servono norme che penalizzano i figli e il genitore economicamente più debole, come richiedono gli aderenti ad alcune associazioni che non sono certo rappresentative degli interessi della popolazione.