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09 Maggio 2011

L’attacco delle associazioni dei padri separati alla magistratura e ai servizi sociali

Leggiamo sui siti di alcune associazioni di padri separati quanto segue: 484 presenze complessive, 42 relatori, 34 associazioni partecipanti, 27 genitori (uomini e donne) provenienti da tutta Italia desiderosi di raccontare le loro storie di malagiustizia familiare. Questi i numeri a consuntivo della prima edizione degli Stati Generali sulla Giustizia Familiare, il primo evento, nato “dal basso”, che parla dei problemi delle famiglie italiane quando si scontrano con la giustizia civile.”  “… Il documento finale redatto dal Comitato organizzatore (Radicali, Lega Divorzio Breve, ADIANTUM, FENBI, ANFI e Genitori Italiani) la dice lunga sul lavoro che le Istituzioni dovrebbero effettuare per mettere insieme un sistema che tuteli veramente le famiglie dalle migliaia di errori giudiziari – c’è chi li quantifica in circa cinque milioni l’anno – che vengono commessi dalla magistratura civile.”

Su un sito (l’Osservatore familiare, pubblicizzato sulla home page del sito costituito ad hoc per il convegno tenutosi a Roma sulla giustizia familiare) è stato anche lanciato questo sondaggio:

Le famiglie italiane sembrano allo sbando, e chi dovrebbe aiutarle, come i servizi sociali, spesso le danneggia. Di chi è la colpa ?
della Politica 10,8%
della Magistratura 24,3%
di entrambe 59,5%

Il documento finale del Convegno (che gli organizzatori hanno definito “Stati Generali sulla Giustizia Familiare”)  a chiusura dei lavori è il seguente:
“…. Le istanze sociali nate nella tre giorni di Roma (5,6,7 Maggio 2011 www.giustiziafamiliare.it) sono forti, documentate, profondamente motivate, e testimoniano la determinazione della cittadinanza consapevole verso una rivoluzione culturale che ha nella tutela della Bigenitorialità il suo cardine.
Tutti i partecipanti, genitori e associazioni, comunicano alle Istituzioni:

– di volere l’abolizione delle competenze civili dei tribunali minorili;
– di pretendere la vera applicazione della legge 54/2006;
– di pretendere l’adeguamento della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati nel senso di una diretta e concreta punibilità in caso di negazione di giustizia, con o senza dolo e/o colpa grave;
– di volere un concreto ridimensionamento del ruolo e degli abnormi poteri dei servizi sociali, restituendo dignità ed efficacia ad una professione oggi soltanto temuta;
– di pretendere SEMPRE il contraddittorio tra genitori in ogni sede giudiziaria, non consentendo MAI l’assunzione di decisioni “inaudita altera parte”;
– di pretendere la garanzia del Diritto alla difesa, attraverso la videoregistrazione delle audizioni dei componenti delle famiglie prese in carico;
– di volere che il Ministero della Giustizia riconosca l’incompatibilità tra ruolo di CTU e quello di CTP;
– di volere che la nomina dei CTU, da parte dei magistrati, venga effettuata per mezzo di una precisa turnazione da attuare all’interno dell’elenco di operatori disponibile in ogni tribunale, e che tale elenco sia facilmente accessibile al pubblico;
– di riconoscere la necessità di accordi concepiti in un contesto privo di attriti, pertanto prevedere la legittimità dei patti pre-matrimoniali;
– di riconoscere la consapevolezza delle scelte di vita operate da cittadine e cittadini, e di volere la riduzione dei tempi che attualmente intercorrono tra separazione e cessazione degli effetti civili del matrimonio attraverso la riforma della legge L. n. 898/1970 (c.d. legge sul divorzio), per consentire a coloro che vogliano lo scioglimento del vincolo coniugale di potervi accedere direttamente senza l’obbligo della separazione legale;
– di volere impegno reale da parte delle istituzioni affinché vengano rimosse le discriminazioni basate sulle differenze di genere che impediscono pari retribuzione e accesso al mondo del lavoro, così come la garanzia di servizi realmente efficienti a tutela della genitorialità dei lavoratori;
– conseguentemente, di pretendere che questi ritardi e questa arretratezza culturale del mondo del lavoro e dei servizi alla famiglia non vengano in modo intollerabile a gravare solo su uno dei due coniugi a seguito della separazione: una discriminazione di genere non può e non deve essere “equilibrata” con altrettanta discriminazione.

Chiediamo a tutte le istituzioni di farsi carico di quanto emerso dagli Stati Generali sulla Giustizia Familiare, in modo particolare agli esponenti dell’attuale Governo i quali hanno fatto della riforma della Giustizia uno dei principali punti del proprio programma.
Roma, Hotel Palatino, lì 7 Maggio 2011″

 

QUALE VALUTAZIONE DARE DI QUESTO EVENTO E DI QUESTE RICHIESTE?

In primo luogo i numeri di questo evento, comunicati dagli stessi organizzatori, relativizzano la portata delle posizioni sostenute da alcune associazioni di padri separati.

Di conseguenza occorre chiedersi per quale motivo queste associazioni e le loro posizioni abbiano una così forte risonanza sui mass media, che indubbiamente ne amplificano la voce, sollecitando, in questioni così delicate e complesse, conseguenti reazioni emotive del pubblico. Questo tipo di comunicazione non consente un serio approfondimento dei temi connessi alla separazzione e alla crisi di coppia, e certo non può nè deve essere presa a fondamento di modifiche legislative.

In secondo luogo occorre riflettere sui motivi di un attacco così frontale alla magistratura, che va ben al di là della denuncia di provvedimenti ingiusti emessi in singoli procedimenti familiari, e rischia invece di essere inteso come tentativo di destabilizzazione istituzionale e di messa in discussione dei principi basilari della Costituzione sui quali si fonda la democrazia nel nostro Paese.

In terzo luogo, per quanto riguarda le richieste contenute nel documento finale di quel Convegno, si fatica a dare delle valutazioni, tanto sono eterogenee e confuse: premesso che buona parte di queste richieste sono da anni portate avanti dalla nostra stessa Associazione (competenze del Tm da attribuirsi al tribunale ordinario; il rispetto del diritto di difesa e la salvaguardia del principio del contraddittorio; divorzio breve e alternativo alla separazione; riconoscimento degli accordi prematrimoniali; la rimozione delle discriminazioni basate sulle differenze di genere che impediscono pari retribuzione e accesso al mondo del lavoro, così come la garanzia di servizi realmente efficienti a tutela della genitorialità dei lavoratori) è  evidente che tutto ciò nulla ha a che vedere con le proposte di modifica della legge sull’affidamento condiviso contenute nel DDL 957 (dove si abolisce il riferimento al primario interesse del minore; si afferma che il figlio deve avere due residenze e deve trascorrere un tempo esattamente paritetico presso ciascun genitore, senza alcun condizionamento dettato dall’età o dalla distanza di residenza tra i genitori; si chiede l’abolizione dell’assegno mensile a favore di un mantenimento in via diretta; etc.).

E’ evidente il tentativo di strumentalizzazione di giuste richieste di modifica sostanziale e processuale del diritto di famiglia, che da anni vengono richieste dalle associazioni dell’avvocatura, al solo fine di captare, da parte delle associazioni dei padri separati,  l’attenzione dei media e il consenso dei cittadini su proposte di modifica dell’affidamento condiviso che invece negano i diritti e le esigenze dei figli.

 9 maggio 2011